Dott. Sergio Segantini - Tempo di lettura 6 min.

Nuovi virus all’orizzonte

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La notizia

L’organismo umano viene considerato da alcuni ricercatori come un vero e proprio universo. dove albergano virus, batteri funghi in quantità impensabili. 

La scienza studia e avvicina il mondo biologico dandoci sempre la sensazione di essere arrivata alla piena comprensione e conoscenza dei fenomeni e delle entità. Fa scalpore la notizia di questi giorni che ci annuncia che nell’intestino umano sono state trovate 140.000 specie di virus delle quali più della metà sconosciute fino a oggi.  

Un altro studio recente  stabilisce in 320.000 i virus potenzialmente in grado di colpire i mammiferi, gran parte dei quali ancora da scoprire. Il numero è decisamente inferiore a quello finora ritenuto realistico dai biologi. “I virus sconosciuti non sono milioni, ma poche centinaia di migliaia” – ha infatti commentato Peter Daszak, della EcoHealth Alliance, uno degli autori della ricerca che ha permesso di arrivare a questa conclusione. Consolante, sono meno del previsto. Ma allora questo mondo dell’infinitamente piccolo è ancora tutto da scoprire? Il che è sicuramente affascinante, anche se i virologi non ce lo hanno ancora detto.

La riscossa dei virus

L’intestino umano ospita un ambiente ricchissimo di biodiversità, in termini di microrganismi, rappresentati da una vasta popolazione batterica, virale e micetica. I batteri sono i capofila con i loro 100.000 miliardi di cellule (consideriamo che tutte le cellule del corpo umano ammontano a 10.000 miliardi). Il valore della microbiota intestinale era fino a pochi anni fa quasi sconosciuto, ma la scoperta del suo ruolo immunogenetico ha determinato un notevole riscontro anche terapeutico. A parte l’uso proficuo dei probiotici e dei prebiotici, è stato visto che gli stili di vita e le abitudini alimentari sono determinanti nell’influenzare il microbiota.  Dopo il boom dei batteri potremmo assistere, anche in relazione alla maggior attenzione a cui sono sottoposti i virus, a una loro valorizzazione nella comprensione della strutturazione della flora intestinale e dei suoi equilibri.

Essi potrebbero essere determinanti per consolidare l’affetto barriera che impedisce le colonizzazioni e le infezioni, promuovendo la funzione cellule mediata e la produzione anticorpale. 

La classificazione dei virus

Oramai conosciamo più virologi che romanzieri e siamo diventati tutti esperti in epidemie,  DPI, vaccini e tassi di diffusione virale. In realtà la classificazione dei virus è molto complessa forse non del tutto afferrata dai virologi stessi o almeno da un parte di loro. Contempla il tipo di ospite, la natura del genoma, la sua configurazione, la sequenza, la simmetria del capisce, la presenza o assenza del pericapside, le strategie di replicazione, i sierotipi, che determinano le divisioni in ordini, famiglie, sottofamiglie, generi, specie, sottospecie, tipi, ceppi ecc. Come possiamo vedere un vero ginepraio la cui articolazione conoscitiva un po’ contrasta con la evidente mancanza di sicurezza biologiche sull’esistenza dei virus stessi. 

Universi paralleli

Quindi sarebbero state scoperte 70.000 circa nuove specie di virus, nel nostro intestino, così tutte in una volta. Ci si aspetterebbe che le scoperte siano graduali, ovvero l’individuazione di una nuova specie virale per volta, ma con la metagenomica è possibile.  

Nessuno ci aveva pensato prima. Sono stati analizzati oltre 28.000 campioni derivati dalla flora batterica intestinale derivanti principalmente da persone sane, provenienti da diverse popolazioni: “è interessante vedere quante specie ignote vivono nel nostro intestino e cercare di svelare il loro legame con la salute umana”, hanno spiegato gli esperti. 

Dal risultato di questa analisi metagenomica è nato il Gut Phage Database (GPD), un database contenente 142,809 genomi, di batteriofagi abitanti il nostro corpo. Sarà una sorta di libreria comune per i futuri studi inerenti funzioni e sviluppo delle varie specie virali nella flora intestinale, un catalogo utile per portare avanti studi futuri. 

Almeno la pandemia una funzione positiva l‘ha avuta.

Batteriofagi

I virus possono anche essere classificati a seconda del tipo di ospite: virus dei batteri (batteriofagi), virus delle piante e virus di animali, uomo compreso.  Tra i fattori determinanti l’equilibrio della flora intestinale giocano un ruolo importante anche i virus. Essi hanno una forma particolare rispetto ad altri virus, e dei tratti condivisi tra le diverse specie. I batteriofagi hanno la forma di una shuttle e dimensioni limitate (circa un terzo di un coronavirus o di un virus influenzale). Sono considerati dei predatori naturali dei batteri, infatti in alcuni casi sono stati utilizzati come agenti terapeutici. Sono dei veri e propri “farmaci” naturali. E’ necessario realizzare un cocktail di fagi calibrato per ogni singolo paziente, in modo tale da agire in maniera mirata su un determinato ceppo batterico. Il vantaggio della terapia dipende dal fatto che è poco rischiosa, è stata usata negli anni ’30 e abbandonata presto dopo l’arrivo degli antibiotici. Ripresa poi negli anni ’90, ma ritenuta troppo efficace, economica e sicura per suscitare l’interesse della case farmaceutiche.

La scienza contemporanea

Si rimane colpiti dal fatto che la minuziosità, la completezza, la professionalità di milioni di ricercatori lasci aperte delle voragini di conoscenza di questo tipo. Ma pensandoci bene non è così incoerente quanto sembra. Nella comunità scientifica i veri cambiamenti sono lenti. Considerare la complessità vivente presuppone un salto quantico tale da arrivare a ridimensionare il concetto di evidenze che sono intoccabili per una scienza basata sulle procedure. Quello che non viene conosciuto è considerato come qualcosa di inutile (come nel caso del “DNA spazzatura”). 

Occorre anche superare il darwinismo primordiale del vince il più forte rivalutando la proficuità della collaborazione biologica. E’ evidente la scomodità di una visione universale e non settoriale propria di un mondo scientifico impreparato, a cominciare da quello accademico. L’evidenza è una cosa, altro è la rilevanza, una evidenza senza rilevanza è un contenitore vuoto. La medicina omeopatica si è da sempre mossa dando valore ai risultati, alla concretezza anche se empirica ma avvalorata dall’esperienza dei secoli.

Storia e conclusione

Ripensando alle occasioni perse dalla scienza come quella appena esposta su potenziali terapie di terreno, possiamo ricordare situazioni che sono state fondamentali nella storia della medicina proprio perché empiriche. Visto che si parla tanto di vaccini ricordiamo che alla fine del ‘700 Jenner ebbe l’intuizione del vaccino antivaioloso (osservando che le mungitrici di mucche con pustole vaiolose non si ammalavano di vaiolo) applicando un metodo empirico. Lo stesso fece Hahnemann quando osservò gli operai che lavoravano la corteccia della china e che manifestavano febbri periodiche e che dette il via alla applicazione del principio di similitudine. Ovviamente a quell’epoca non si sapeva neanche cosa fosse un virus, ma il vaccino di Jenner veniva lo stesso usato per la sua provata efficacia, così come si fa da secoli con una medicina omeopatica povera di evidenze ma efficace e ricca di successi terapeutici.

  

ALTRE FONTI

Shkoporov, A., Ryan, F., Draper, L. et al. Reproducible protocols for metagenomic analysis of human faecal phageomes. Microbiome 6, 68 (2018). 

Xiao F et al. Evidence for Gastrointestinal Infection of SARS-CoV-2. Gastroenterology 2020;1–3.

Virus intestinali: quali sono i più comuni?

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