Dott. Gaetano Maria Micciché

La piccolina del numero 10

Tempo di lettura: 2 minuti

In punta dei piedi sui suoi mocassini di pelle, occhi sfavillanti e attenti e le mani strette e pallide sulle leve del tiro a segno per abbattere con solo tre colpi dieci birillini di ferro e scegliere come premio tra biscotti, pupazzetti, caramelle, palloncini.

Tre colpi, e colpiva, come una killer nata, una mira precisa, infallibile vinceva sempre.

Ogni volta un regalo da portare a casa con l’invidia degli altri piccoli partecipanti.

“Ha vinto la piccolina del numero 10! “.  Urlava forte il Mangiafuoco della bancarella acchiappa sogni, ancora lei, con le dita doloranti per aver tirato forte quelle leve sbilenche del fuciletto ad aria compressa. Sorrideva felice, e felice suo zietto, anziano zietto Luigi, che tutte le sere, poche sere in verità, la portava a giocare per vederla felice.

Era l’anno 1970, giugno, la festa del Corpus Domini. 

È viva ancor oggi questa festa, pochi giorni, il paese con la sua processione unica nel suo genere, “donzella, donzella”, urlano i diavoli…

Il passeggio per il corso affollato come se tutto il mondo si fosse riversato lì. E per finire i fuochi di mezzanotte.

Il ritorno a casa coincideva però con un cambiamento repentino del suo umore.

La piccolina, Sara, diventava triste, silenziosa, sfuggente, veloce ad andare a letto.

Bambina esile, magra, longilinea dalla pelle olivastra. Viso magro, affilato, sempre stanca, soggetta a mancamenti se troppo in piedi, in fila a scuola, in chiesa durante la messa, “debole” diceva il medico del paese, forse un po’ anemica, ma nient’altro.

A quegli occhi neri e luccicanti facevano contorno occhiaie profonde, scure che la marchiavano, conferendole sempre un alone di una sofferenza inespressa, muta, profonda, irraggiungibile.

Dormiva nella sua stanza sola senza lamentarsi, aveva otto anni, aspettando che la porta si schiudesse due volte per il bacio della buona notte di sua madre e poi di quello di zio Luigi.

Tutto qui. Non aveva fantasie, non aveva sogni, e soprattutto non aveva paura del buio.

Si addormentava come solo le bambine Sepia sanno fare: senza turbamenti.

Risveglio astenico, forzato da una colazione stentata e senza slancio, come senza slancio era il vestirsi meticoloso e lento dove nulla doveva essere fuori posto. Calzini corti rigorosamente bianchi, gonna a plissè, gambe magrissime. Maglioncino a V su un torace stretto e piatto.

Breve la salita per la scuola fatta lentamente, ma poi l’arrivo tra le compagne la ravvivava, l’accendeva, le dava luce.

Studiosa con profitto (l’omeopatia cita: “studiosa Sepia, vuole arrivare nella vita, perché ha paura di diventare povera“).

Il ritorno a casa per un pranzo deglutito a fatica perché immancabilmente le iniziava opprimente un dolore allo stomaco, che preoccupando tutti la costringeva a stendersi sul divano col viso di sua madre vicino, in verità l’unica medicina.

Anno 2019, ora Sara si è affermata nel mondo del lavoro, è sposa, non ha figli, un marito sincero, Da molto in cura dal suo Medico omeopata, dolce e comprensivo, da cui andò per queste gastralgie che le ha risolto con il farmaco Sepia 06/30LM capsule numerate una al mattino a digiuno per 30 giorni. Tre cicli annui. 

Quando chiude gli occhi aspettando il sonno che arrivi da lontano, si ricorda sempre del suo Mangiafuoco e di lei vincitrice, “la piccolina del numero 10”. 

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