Breve storia delle potenze omeopatiche hahnemanniane

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22 Gennaio, 2024
Tempo di lettura: 8 minuti

“ Il più alto ideale della guarigione è il ristabilimento della salute rapido, dolce, durevole ossia rimozione ed annientamento della malattia in tutta la sua estensione, per la via più breve, più fidata, meno svantaggiosa, secondo motivazioni chiaramente comprensibili”

Organon, § 2, 6ª edizione, Ed. S.I.M.O.H., traduzione di Mons. Fernando Meconi

Le origini

Nel 1796 Hahnemann pubblica il suo “Saggio su d’un nuovo principio per scoprire le virtù delle piante medicinali” nel quale rende noti per la prima volta i principi dell’Omeopatia ed introduce il concetto di dose minima senza però specificare il quantitativo. I primi cenni alla diluizione si trovano nella traduzione della seconda parte dell’“Edinburgh Dispensatorium” (1798). In esso Boerhave consiglia la somministrazione del nitrato d’argento in ragione di 2 grani ma Hahnemann, in una nota personale, considera il quantitativo troppo forte e suggerisce una preparazione più diluita.

(Il grano era un’unità di misura in uso ai tempi di Hahnemann. La misura standard dell’epoca -Troy- corrisponde a 64,8 mg. ma Hahnemann si serviva della misura di Norimberga secondo la quale esso corrisponde a 62,0 mg. Ai tempi d’oggi il quantitativo di riferimento per la preparazione delle potenze LM che descriverò più avanti è di 50,0 mg.).

Sempre nel 1798 negli “Apothecaries Lexicon” raccomanda la somministrazione dei rimedi in quantità minime, ad es. per Hyoscyamus consiglia un quantitativo da un sesto ad un tredicesimo di grano del succo dato in soluzione.

Nel 1801, nella sua pubblicazione “Cura e Prevenzione della Scarlattina”, Hahnemann scrive: ”per uso interno ho usato una goccia di tintura mista a 500 gocce di alcol diluito e di questa miscela ho utilizzato una goccia nuovamente  diluita in 500 gocce di alcol dopo avere agitato bene il tutto. Di questa tintura diluita di oppio (che contiene in ogni goccia una cinquemilionesima parte di un grano di oppio) una goccia per via interna si dimostrò più che efficace per un bambino di quattro anni  e due gocce per un bambino di dieci anni per il trattamento della malattia…”

Nello stesso anno Hahnemann pubblica sul giornale di Hufeland il lavoro “Sul potere delle dosi minime delle medicine in generale e di Belladonna in particolare” in risposta alle polemiche scaturite dal suo scritto precedente. In questo breve articolo sono presenti alcune importanti osservazioni:

  1. la dose solida è più debole, quella liquida più forte
  2. i malati più sensibili ai rimedi devono assumere dosi più diluite
  3. la dose deve essere tanto più minuta quanto più acuta è la malattia
  4. l’azione delle dosi diluite è puramente dinamica
  5. l’aggravamento causato da una dose minima di un rimedio erroneamente selezionato non lascia effetti duraturi (proving non intenzionale)

Dopo la pubblicazione del suo testo sulla scarlattina Hahnemann, per lungo tempo, non scrive alcunché di dettagliato sull’uso delle dosi.

Nel 1812, in occasione d’una epidemia di febbre intermittente, prescrive Arnica 18C e Nux Vomica 9C.

Nel 1814 Hahnemann scrive l’articolo “Il trattamento della febbre tifoidea al momento diffusasi” riferentesi ad un’epidemia di tifo che aveva colpito la Germania, in particolare il distretto di Lipsia, dopo il ritorno dell’esercito di Napoleone dalla Russia.

Nel suo lavoro riferisce d’essere riuscito a guarire i pazienti colpiti dalla febbre tifoidea grazie a Bryonia e Rhus toxicodendron 12C e  Hyosciamus 8C.

Nei sei volumi della “Materia Medica Pura” pubblicati fra il 1816 ed il 1819 fornisce accurate informazioni circa la diluizione e la quantità da usare per ciascun rimedio.

Esempio dal secondo volume: Arsenicum album è consigliato in 12, 18, 30C, Ignatia in 9 e 12 C, Rheum in 9C.

Per Pulsatilla, Bryonia, Rhus toxicodendron, se il paziente è di robusta costituzione e la malattia protratta consiglia la somministrazione d’una goccia della tintura pura, se la malattia è acuta e la costituzione debole raccomanda Pulsatilla e Rhus toxicodendron 12C, Bryonia 18C

Nel 1819 Hahnemann pubblica la seconda edizione dell’Organon dove al § 300 scrive: “L’adeguatezza di un medicamento ad ogni caso di malattia non dipende soltanto da una accurata selezione omeopatica ma ancora di più da una corretta quantità necessaria o piuttosto dalla piccolezza della dose”.

Al § 302 della stessa edizione scrive che “più la dose è minuta più è adatta ad una cura dolce” ed al § 303 che la scelta della scala di diluizione non dev’essere il “risultato di supposizioni teoriche ma deve essere determinata attraverso esperimenti chiari, attenta osservazione ed esperienza accurata”

Nel 1821 nel sesto volume della Materia Medica Pura diventa ricorrente l’espressione “la più piccola parte di una goccia” già comparsa nel quinto volume dopodiché, grazie alla sua corrispondenza con Stapf, sappiamo che negli anni seguenti, fino al 1827, non ci sono variazioni degne di nota in merito alla posologia

La dottrina dei miasmi e l’uso delle dosi

Un nuovo capitolo sulle dosi si apre nel 1828 con la pubblicazione del suo testo Le Malattie Croniche  nel quale introduce la dottrina dei miasmi (Psora, Sicosi, Sifilide) e fornisce indicazioni in merito ai rimedi ed alle potenze con cui utilizzarli per la loro rimozione.

Es.: Calcarea carbonica 18-30, Carbo animalis 12, Carbo vegetabilis 12, Lycopodium 18-30, Phosphorus 30, Sepia 30, Silicea 18-30, Zincum 18-30 in merito agli antipsorici. Circa Sulphur consiglia di sciogliere 5 grani in 100 gocce di spirito di vino e di ripeterlo, se necessario, preparato alla 6.

Per la cura della sicosi raccomanda l’uso di Thuja 30 e Nitricum acidum 6 mentre per quella della sifilide Mercurius solubilis 6.

In questo periodo diversi medici praticanti l’Omeopatia cominciarono ad utilizzare rimedi a potenze superiori alla 30, fra questi il Dr. Gross di Jüterbog ed il Dr. Schréter di Lemberg mentre fra i non medici ricordiamo il conte Semen Korsakoff in Russia e Caspar Julius Jenichen in Wismar

La cosa non fu gradita da Hahnemann che dichiarò che la potenza massima da usare doveva essere la 30, la sua preferita, come già si evince da quanto scrive in Le Malattie Croniche

La sua nuova regola prescrittiva fu seguita da un numero ristretto di discepoli, era considerata da molti una violazione del principio d’individualizzazione, fra questi ricordiamo il Dr. Trinks di Dresda ed il Dr. Griesselich di Karlsruhe.

L’utilizzo della via olfattiva

Sempre ne Le Malattie Croniche il Maestro indica la via olfattiva quale mezzo esclusivo per somministrare i rimedi ai suoi pazienti facendo loro odorare un singolo globulo dalle dimensioni di un seme di papavero preparato alla 30 a secco o diluito.

La somministrazione dei rimedi per via olfattiva è ratificata da Hahnemann nella sua prefazione all’opera di Boenninghausen: “Elenco dei sintomi dei medicamenti antipsorici” e in una nota al §288 della quinta edizione dell’Organon (1833) mentre nella sesta edizione ad essa è dedicata solo un breve accenno al termine del §248.

Nel 1829 Hahnemann pubblica la quarta edizione dell’Organon  nella quale, al § 240, stabilisce che nessuna ripetizione del rimedio dev’essere effettuata sino a che è in corso il miglioramento sintomatologico così introducendo una regola fondamentale per gli omeopati di quel periodo storico: aspetta ed osserva” che rimane a tutt’oggi valida per quanti utilizzano la via di somministrazione a secco dei rimedi.

La somministrazione intempestiva e prolungata di granuli medicati produce sintomi accessori tanto più forti quanto più il paziente è sensibile al medicamento.

Uno sguardo alla dinamizzazione

Hahnemann, originariamente, non fa cenno alla dinamizzazione. Egli si limita a dare istruzioni sul fatto che il quantitativo della sostanza medicinale deve essere ridotto il più possibile grazie alla diluizione in veicolo liquido e la soluzione così realizzata deve essere poi sottoposta a scuotimento per ottenere una perfetta miscelazione fra solvente e soluto.

Progressivamente Hahnemann si rende conto del fatto che all’estrema diminuzione della parte materiale del medicamento tramite la diluizione  corrisponde l’aumento della sua parte (quasi) spirituale grazie alla dinamizzazione.

È dunque possibile aumentare l’effetto del rimedio tramite le succussioni impartite alla soluzione.

Questa fondamentale osservazione è descritta nella prima edizione del suo libro “Le Malattie Croniche” del 1828: più scuotimenti riceve la sostanza medicinale più aumenta il suo potere terapeutico ma nella sua opera Hahnemann non fa riferimento ad un numero preciso di dinamizzazioni da impartire alla preparazione.

È solo ai §270-271 della quinta edizione dell’Organon (1833) che dà precise istruzioni per la realizzazione d’una potenza C dicendo che nel passaggio da una diluizione all’altra bisogna impartire alla soluzione due succussioni.

La “via di mezzo” da seguire durante una terapia omeopatica

Un importante aspetto della quinta edizione dell’Organon è la revisione delle modalità di somministrazione delle dosi. Hahnemann introduce quella ch’egli stesso definisce una “via di mezzo”. Aveva notato che attenendosi alle modalità prescrittive riportate nella precedente edizione molti pazienti cronici miglioravano lentamente lungo un periodo di settimane o mesi con una dose singola del rimedio somministrato alla potenza appropriata.

Cosa, dunque, fare per accelerare i tempi di guarigione?

Hahnemann descrive il modo in una lunghissima nota al §246 nella quale scrive che se la dose somministrata produce un deciso miglioramento non è necessario ripeterla sino ad estinzione della sua azione, se, al contrario, produce un lieve miglioramento può essere ripetuta ad intervalli regolari: la conditio sine qua non per procedere in tal modo è preparare il rimedio in soluzione medicinale e farlo assumere al paziente in dosi refratte.

In tal modo i tempi di terapia si riducono di ½, di ¼ ed anche meno rispetto a quelli dovuti all’attesa derivante dall’osservazione degli effetti d’una somministrazione a secco.

Hahnemann introduce quindi, la prassi di ripetizione della dose mentre si sta svolgendo l’azione della precedente stimolazione.

Circa i criteri da seguire per la ripetizione del medicamento questi sono:

  1. La natura del rimedio
  2. La natura della costituzione
  3. La natura della malattia

Altra osservazione importante è che nella quinta edizione dell’ Organon  Hahnemann abolisce il limite della somministrazione dei rimedi alla 30: in una nota al §287 egli fa riferimento al suo uso personale della 60, della 150 e della 300 C.

La somministrazione liquida dei rimedi

Qualche anno dopo Hahnemann sviluppa il sistema di somministrare il rimedio, diluito in forma liquida, anche ogni giorno. Egli ne parla per la prima volta in una lettera del 1835 indirizzata a Costantino Hering: il metodo consiste nel fare sciogliere un granulo medicato in acqua da fare bere al paziente progressivamente ed a piccoli sorsi.

Questo tipo di farmacopollassia (modalità di somministrazione del medicamento) unisce il vantaggio d’utilizzare dosi refratte a quello di dinamizzare ogni volta il prodotto prima d’ogni assunzione (metodo in plus).

L’indicazione precisa sul come somministrare i rimedi in tal modo si trova nella prefazione al terzo volume della seconda edizione delle Malattie Croniche .

La diluizione dei rimedi riduce al minimo possibile la comparsa di sintomi accessori legati alla quota ponderale del rimedio mentre grazie alla dinamizzazione s’estrinseca l’azione terapeutica di tipo energetico (quasi spirituale) potenzialmente contenuta nel medicinale.

Il problema è che, in alcuni casi, somministrando le potenze più alte, l’azione primaria dei medicamenti diventa molto intensa causando aggravamenti indesiderati mentre quelle più basse non hanno sufficiente energia per risolvere il quadro clinico.

Hahnemann risolve genialmente il problema elaborando una nuova scala di potenza: la cinquantamillesimale (LM o Q).

Le potenze LM sono descritte per la prima volta nella VI edizione dell’Organon .

Il 20/02/1842 Hahnemann scrive in una lettera al suo editore Schaub di Dusseldorf: “adesso, dopo 18 mesi di lavoro, ho finito la VI edizione dell’ Organon, la più vicina alla perfezione fra tutte”.

Il manoscritto, però, non fu pubblicato per problemi economici insorti con l’editore e, dopo la morte di Hahnemann avvenuta il 2 luglio 1843 esso rimase in possesso della seconda moglie Mélanie D’Hervilly che pretendeva per la pubblicazione la colossale cifra, per quei tempi, di 50.000 dollari.

Grazie alla sua avidità fu soltanto nel 1920 che il Dr. Richard Haehl, con l’aiuto finanziario del Dr. William Boericke, riuscì ad ottenere la VI edizione dell’Organon. Il manoscritto si trovava nella tenuta dei Boenninghausen a Darup, Westfalia: ne era proprietaria Sophie Bohrer, figlia adottiva di Mélanie.

Nel 1921, finalmente, 78 anni dopo la morte di Hahnemann, viene pubblicata la VI edizione dell’Organon, il cui manoscritto originale si trova ora a Stoccarda, nell’archivio di Hahnemann della Fondazione Robert Bosch.

Si deve però attendere l’anno 1947 perché le potenze LM vengano utilizzate per la prima volta nel mondo omeopatico in maniera sistematica grazie al Dr. Pierre Schmidt con la collaborazione del Dr. Kunzli Von Fimmellsberg e del Dr. Flury.

Tra gli altri medici che, negli anni successivi, utilizzarono le potenze LM, ricordiamo: Pahud, Voegeli, Roy, Bose, Chakaraborty, Patel, Dorcsi, Voisin, Chodoury , Ortega, Lodispoto.

Perché una nuova scala di potenza?

Scrive Hahnemann: “Ciò che dicevo nella V edizione dell’Organon, in una lunga nota a questo paragrafo, per prevenire queste reazioni contrari dell’Energia Vitale, era tutto ciò che mi permetteva la mia esperienza di allora. Ma dagli ultimi 4, 5 anni, tutte queste difficoltà sono state brillantemente superate con il mio nuovo, perfetto metodo (nota al  § 246)”.

Le difficoltà cui Hahnemann si riferisce riguardano, come abbiamo già visto, il problema dell’aggravamento indotto dalle potenze centesimali.

La tecnica di preparazione delle potenze LM è minuziosamente descritta dal Maestro nella sesta edizione dell’Organon al § 270 cui rimando il lettore desideroso di approfondirne la conoscenza.

Conclusioni finali

Da quanto descritto è facilmente intuibile che Hahnemann, nel corso della sua esistenza, non solo elaborò il sistema medico omeopatico ma lo condusse al suo più alto grado di perfezione. Un’impresa titanica alla quale, sicuramente, “pose mano e cielo e terra” tanto che lo stesso Gandhi, il 30 agosto 1936, nel perorare la causa dell’Omeopatia di fronte al parlamento indiano, ebbe a dire: ”Hahnemann fu uomo dotato di superiore forza intellettuale e di grandi mezzi per la salvezza della vita umana. Mi inchino di fronte alla sua abilità ed all’erculeo ed umanitario lavoro che svolse”.

 

Libri consigliati per approfondimento

Haehl R., Samuel Hahnemann His life and works, B. Jain Publ.

Hahnemann S., The Chronic Diseases, B. Jain Publ.

Hahnemann S., Organon,  6ª edizione, Ed. S.I.M.O.H., traduzione di Mons. Fernando Meconi

Handley R., In search of the later Hahnemann, Beaconsfield Publ.

 

5 Commenti

  1. grazie Vincenzo per il bel lavoro che hai fatto.
    a presto, ciao

    Rispondi
  2. Grazie!

    Rispondi
    • Prego! È un piacere sapere che l’articolo è stato di aiuto.

  3. Molto interessante l’articolo sull’omeopatia, grazie infinite

    Rispondi
    • Grazie, siamo felici le sia piaciuto.

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